Immagina di voler scoprire, per qualsivoglia motivo, quali famiglie di batteri vivono in questo momento nel tuo intestino. Il metodo che si è sempre usato fino ad oggi, consiste nel richiedere un esame colturale delle feci. Questo esame però, restituisce risposte molto limitate in quanto permette di evidenziare solo quei batteri che crescono sui terreni di coltura utilizzati.

Se tu volessi veramente una fotografia che ritragga tutti i batteri residenti nel tuo intestino (e le loro percentuali relative) dovresti usare un metodo diverso e richiedere un sequenziamento genomico 16s rRNA, un esame che però in Italia può essere eseguito solo in pochi laboratori universitari e a prezzi esorbitanti. Come fare dunque?

Pensa che lo Human Microbiome Project costò ai National Institutes of Health circa 173 milioni di dollari che vennero spesi per esaminare una popolazione costituita da soli 250 individui i quali erano stati reclutati con criteri molto severi. Come è possibile dunque permettere a chiunque di accedere ad un esame di questo tipo senza spendere una fortuna?

La risposta è semplice, bisogna coinvolgere i partecipanti nel finanziamento del progetto di ricerca chiedendo loro un piccolo contributo economico che equivale al costo di un ticket sanitario e che viene utilizzato dal soggetto per ordinare l’esame presso un laboratorio che, essendo nato come spin-off universitaria, è in grado di eseguirlo ad un costo estremamente contenuto (circa cento euro).

Questo tipo di finanziamento partecipato alla ricerca da parte dei cittadini viene definito crowd-funding, una strategia che ha permesso a molti progetti di decollare e produrre risultati strabilianti senza dover dipendere da uno sponsor.

Questo modello di finanziamento della ricerca, molto diffuso nei paesi anglosassoni, permette a chiunque di partecipare a una ricerca scientifica e ottenerne in cambio sia un responso personalizzato, che la soddisfazione di aver facilitato il decollo di un progetto di ricerca nazionale e di poter dire così: “Io c’ero!”